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Revisionismo storiografico:

In storiografia il revisionismo è la riesaminazione dei fatti storici su nuove interpretazioni e prove considerando tutte le parti come testimoni eguali tra loro. Gli storici revisionisti di solito sono di “minoranza”, che non tanto da perdere quanto da guadagnare nello scontrarsi con la visione tradizionale, che può dunque essere consolidata, modificata o chiarificata.Gli storici, e l’umanità tutta, sono influenzati dal progredire del tempo, quindi con il progresso cambiano ed evolvono anche le influenze culturali, che modificano anche la prospettiva degli storici. Ciò che era sicuro un tempo ora non è più accertato e con l’evoluzione del pensiero si arriva a conclusioni più oggettive e reali di ciò che fu nel passato.

Ma è anche vero che il revisionismo storico può essere usato come mezzo per influenzare le ideologie politiche della massa e ottenere consensi popolari modificando il modo di vedere certi personaggi del passato e cambiando il significato di alcuni movimenti.

Alcuni esempi di revisionismo che riguardano il fascismo sono: le ipotesi di Renzo De Felice, che nonostante le sue ricerche siano riconosciute come generalmente scrupolose vengono piegate per negare le responsabilità del fascismo; Giorgio Pisanò fu un filofascista aperto, le cui ricerche furono per molto tempo associate alla destra.

 

Negazionismo:

è un forma di revisionismo storico, che nega l’esistenza di alcuni avvenimenti, in particolare del periodo nazista e fascista e della seconda guerra mondiale.

Il negazionismo dell’Olocausto è una corrente antistorica che nega la veridicità dell’Olocausto, ammettendo che sia una finzione per demonizzare la Germania; coloro che sostengono queste tesi si definiscono persone che pretendono prove e come storici interessati a rivedere gli studi che essi chiamano “mensogna olocaustica”. In questo caso la comunità scientifica ha contestato l’uso di revisionismo perché questa linea di pensiero si focalizza sul negare completamente l’esistenza dell’Olocausto e della persecuzione degli ebrei. Alcuni paesi hanno configurato questa ideologia come illecita, altri invece puniscono ogni sorta di negazione del genocidio avvenuto negli anni ‘40.
I primi rifiuti della responsabilità tedesca negli eventi della Seconda Guerra Mondiale furono formulati a partire dagli anni ‘50, secondo queste tesi l’ebraismo mondiale avrebbe dichiarato guerra alla Germania nel ‘33, e i nazisti avrebbero semplicemente risposto ai loro attacchi.

Un esempio che spicca che fa capire il perchè del termine negazionismo è il “caso Irving”, che con i suoi studi storici cercò di dimostrare che Hitler era in effetti all’oscuro della soluzione finale, per poi negare ogni traccia dell’Olocausto fino ad asserire che il Diario dei Anna Frank fosse stato scritto dal padre.