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Il campo di concentramento di Mauthausen si presenta come una fortezza in pietra situata sopra la cittadina di Mauthausen, in Austria. I primi prigionieri del campo arrivarono l’8 agosto del 1938, dopo l’annessione dell’Austria alla Germania. Erano tutti provenienti dal campo di Dachau e vennero subito impiegati nella costruzione di alcuni edifici all’interno del lager.  Il campo di Mauthausen venne costruito a causa delle cave di granito situate vicine, infatti inizialmente i prigionieri lavoravano per un’industria tedesca, la Deutsche Erd-und Steinwerke GmbH, la quale produceva edifici per celebrare la magnificenza tedesca.

Dalla sua apertura fino all’anno 1943 il campo conteneva principalmente oppositori politici, reali o presunti. Dal 1943 nacque la necessitò di incrementare l’industria bellica tedesca, così vennero fondati numerosi campi-satellite nei dintorni di Mauthausen per poter contenere un maggior numero di prigionieri sfruttati. Alla fine del 1945 si contavano un totale di ben 84.000 detenuti. 

La quasi totalità dei prigionieri di Mauthausen proveniva dalla Polonia, tuttavia erano presenti anche minoranze ungheresi, tedesche, austriache, francesi, italiane, spagnole e jugoslave per un totale di quasi 40 diverse nazionalità differenti nel campo tra uomini, donne e bambini.

Mauthausen e Gusen, uno dei suoi campi satellite, per un vasto periodo di tempo furono gli unici campi di categoria III, a cui erano destinati i cosiddetti “detenuti difficili da recuperare”. Ciò significa che le condizioni erano durissime e il tasso di mortalità molto più alto.

Il lager è particolarmente noto anche per un atroce strumento di massacro: la Scala della Morte. Consisteva in una scala composta da 186 gradini che portavano alla scala di granito sotto il campo. I prigionieri portavano sulla schiena pesanti blocchi di pietra lungo questa scalinata pericolante. Capitava che alcuni deportati si lasciavano cadere esausti e travolgessero tutti i sottostanti. Le SS inoltre utilizzavano come metodo di esecuzione la parete di roccia tra la cava di granito e il campo, i condannati venivano buttati dal dirupo che venne denominato con crudeltà Muro dei Paracadutisti. 

Tanti dei condannati a morte venivano anche fucilati o eliminati con iniezioni letali, piuttosto che per asfissia tramite le camere a gas presenti nel campo principale o nel castello di Hartheim. Nel campo di Gusen molti vennero rinchiusi in baracche dove veniva rilasciato un gas velenoso. Tuttavia la maggioranza morì a causa dei ritmi insostenibili e disumani del lavoro forzato, sempre accompagnato da maltrattamento, denutrizione e mancanza di vestiti adatti o cure mediche. Si parla di almeno 90.000 morti all’interno del campo, di cui molti durante gli ultimi mesi prima della liberazione.

Durante la primavera del 1945 vennero chiusi e smantellati i campi-satellite che si trovavano a est del campo principale. Per mezzo di vere Marce della Morte tutti i prigionieri vennero trasferiti a Mauthausen, Gusen e altri sotto-campi rimasti come Ebensee, Gunskirchen e Steyr. Tutti questi trasferimenti non fecero altro che causare un grandissimo sovraffollamento che aggravò fame e malattie aumentando il tasso di mortalità.

I SOTTO-CAMPI

A causa della mancanza di manodopera il Reich incrementò sempre di più il numero di prigionieri nei campi. Nell’estate dell’anno 1942 vennero costruiti 40 campi-satellite di Mauthausen che detenevano 64.000 degli 84.000 prigionieri totali. Furono impiegati in lavori forzati per conto di aziende come la Steyr-Daimler-Puch AG, l’Heinkel-Werke, la Reichswerke Hermann Goring e la Messerschmitt.

Con la fine del 1943 i deportati vennero costretti a continuare la produzione al riparo dagli attacchi aerei nemici. Vennero costruite delle gallerie dove vennero spostate le fabbriche. Il passaggio venne effettuato senza alcun riguardo verso la salute e la sicurezza dei prigionieri, infatti causò un notevole numero di morti.

Con il passare degli anni, giunti circa a metà della guerra, il campo principale di Mauthausen aveva l’unica funzione di smistamento dei prigionieri reputati in grado di lavorare che venivano quindi spediti dei campi-satellite. Coloro che non erano più idonei al lavoro venivano riportati a Mauthausen dove venivano lasciati morire.

LA LIBERAZIONE

Il campo di Mauthausen fu uno degli ultimi ad essere liberato. L’esercito americano vi irruppe il 5 maggio 1945. L’amministrazione tuttavia passò subito all’esercito sovietico che utilizzò il campo come alloggio per i soldati. Smantellarono la maggioranza delle baracche che in precedenza erano state occupate dai deportati, quelle delle SS e alcuni impianti industriali. Nel 1949 l’esercito sovietico passò la gestione dell’ex-campo all’Austria che ne fece un luogo di commemorazione. 

Negli anni ’60 all’interno del campo venne costruito un cimitero per tutte le vittime riesumate all’interno dei campi e nelle fosse comuni, oggi vi sono sepolte oltre 14.000 vittime. Nel 1970 nell’ex infermeria venne allestito un museo. 

 

IL GIURAMENTO DI MAUTHAUSEN

Il 16 maggio del 1945 i deportati che riuscirono a sopravvivere, prima di tornare a casa, scrissero il famoso Giuramento di Mauthausen: un documento che promuove l’impegno per la pace, l’uguaglianza e la giustizia e la solidarietà tra i popoli.

“Si aprono le porte di uno dei campi peggiori e più insanguinati: quello di Mauthausen. Stiamo per ritornare nei nostri paesi liberati dal fascismo, sparsi in tutte le direzioni. I detenuti liberi, ancora ieri minacciati di morte dalle mani dei boia della bestia nazista, ringraziano dal più profondo del loro cuore per l’avvenuta liberazione le vittoriose nazioni alleate, e salutano tutti i popoli con il grido della libertà riconquistata. La pluriennale permanenza nel campo ha rafforzato in noi la consapevolezza del valore della fratellanza tra i popoli. Fedeli a questi ideali giuriamo di continuare a combattere, solidali e uniti, contro l’imperialismo e contro l’istigazione tra i popoli. Così come con gli sforzi comuni di tutti i popoli il mondo ha saputo liberarsi dalla minaccia della prepotenza hitleriana, dobbiamo considerare la libertà conseguita con la lotta come un bene comune di tutti i popoli. La pace e la libertà sono garanti della felicità dei popoli, e la ricostruzione del mondo su nuove basi di giustizia sociale e nazionale è la sola via per la collaborazione pacifica tra stati e popoli. Dopo aver conseguito l’agognata nostra libertà e dopo che i nostri paesi sono riusciti a liberarsi con la lotta, vogliamo: conservare nella nostra memoria la solidarietà internazionale del campo e trarne i dovuti insegnamenti; percorrere una strada comune: quella della libertà indispensabile di tutti i popoli, del rispetto reciproco, della collaborazione nella grande opera di costruzione di un mondo nuovo, libero, giusto per tutti; ricorderemo sempre quanti cruenti sacrifici la conquista di questo nuovo mondo è costata a tutte le nazioni. Nel ricordo del sangue versato da tutti i popoli, nel ricordo dei milioni di fratelli assassinati dal nazifascismo, giuriamo di non abbandonare mai questa strada. Vogliamo erigere il più bel monumento che si possa dedicare ai soldati caduti per la libertà sulle basi sicure della comunità internazionale: il mondo degli uomini liberi! Ci rivolgiamo al mondo intero, gridando: aiutateci in questa opera! Evviva la solidarietà internazionale! Evviva la libertà!”