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Fu un campo di concentramento nazista costruito nel maggio del 1938 dove vi furono circa 180.000 prigionieri e 10.000 morti a causa di: esecuzioni, uccisioni in seguito a selezioni, di freddo, di fame, di sete o uccisi dalle guardie perché non capaci di camminare. I sopravvissuti vennero liberati solo nell’aprile del 1945 dagli americani.

 

Vi erano, oltre agli ebrei, prigionieri politici, di guerra sovietica, criminali. A capo del campo vi furono Jacob Weisenborn (05/38 - 01/39), Karl Künstler (01/39 - 07/42), Karl Fritzsch (07/42 - 09/42), Egon Zill (09/42 - 04/43) e Max Koegel (04/43 - 04/45).

 

Il lavoro forzato si svolgeva nell’industria aeronautica, nelle miniere e nelle cave di pietra. Chi non era in grado di lavorare veniva ucciso con un’iniezione di fenolo.

 

 

Dalla costruzione alla liberazione

 

La zona di Flossenbürg presentava moltissime cave di granito. La costruzione di questo campo si colloca nel contesto della ristrutturazione del sistema di campo di concentramento che prevedeva, oltre l’imprigionamento, lo sfruttamento di manodopera portando i prigionieri alla morte per il troppo sforzo. Già da prima della fine della costruzione di quest’ultimo, durata 2 anni, i prigionieri venivano sfruttati nelle cave.

 

Nel 1940 fu costruito un forno crematorio ma si rivelò troppo piccolo per smaltire tutti i decessi sempre più in aumento e, per questo motivo, alcuni cadaveri vennero sotterrati in fosse comuni.

 

Nel 1942 venne fondato l’ente di gestione delle attività economiche delle SS-Wirtschafts- und Verwaltungshauptamt ed i comandanti vennero nominati responsabili. Dopo un anno, iniziò la produzione di componenti per il caccia Messerschmitt Bf 109.

 

Nel 1945 vi furono varie esecuzioni a seguito degli ordini assegnati direttamente da Adolf Hitler. Verso la fine di aprile, vi fu una marcia della morte eseguita da quattro colonne e solo una di queste giunse al campo di Dachau dove varie truppe li attendevano per occuparsi dei malati e della sepoltura dei cadaveri ritrovati.

 

 

I sottocampi

 

Come molti altri campi di concentramento, anche quest’ultimo possedeva un vasto sistema di 96 sottocampi: ognuno di essi presentava condizioni di lavoro e mortalità differenti.

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